We believe in culture sharing,we believe in social improvement,we believe that the world is made of people who are different,and we love that difference,do you?(Travellution – your travel revolution)
Vi parlerò di Travellution, una nuova piattaforma social che collega utenti con una stessa passione: il viaggio. Entrando a far parte del network, è possibile organizzare il viaggio dei propri sogni, conoscere viaggiatori che intendono andare verso la nostra stessa destinazione, sfruttare gli strumenti del web 2.0 per interagire, condividere informazioni, chiedere dritte e trovare soluzioni alle proprie esigenze. Al momento è disponibile solo in beta e per pochi utenti, ma ha già tutte le carte in regola per lasciare il segno.
Il punto di forza di Travellution è la visione umanistica del web: negli intenti dei fondatori c’è la volontà di mettere in rete le persone per promuovere lo scambio, esaltare le differenze e moltiplicare gli effetti positivi dell’interazione umana. Questo progetto, che ha avuto inizio nel 2009, ha infatti una natura molto particolare: si tratta di un business ibrido, in profit e in parte non-profit. Dietro questa scelta, c’è un messaggio molto preciso: la denuncia dei comportamenti scellerati e non sostenibili che continuiamo a perpetrare, anche in qualità di viaggiatori, a danno del pianeta.
Ulteriore elemento distintivo di Travellution è l’unione dell’intrattenimento e del piacere del viaggio al coinvolgimento dell’utente quale è parte attiva del progetto: saranno i viaggiatori stessi a determinare il futuro del network, attraverso la costituzione di un Community Advisory board di volontari (remunerati) e scelti dai fondatori stessi. Come sarà poi la messa in pratica di queste “riunioni” non ci è ancora chiaro, ma staremo a vedere. Al momento, mi sembra di capire che ci siano tutte le premesse affinché il modello di interazione promosso da Travellution funzioni e si sviluppi ancora. Io mi ripropongo di seguirne tutti gli sviluppi e di rendervene nota.Siccome tra i fondatori c’è anche un italiano, io proporrei di sostenerli: che ne dite? Neanche a dirlo, qui in Italia non hanno ricevuto finanziamenti, dei quali il team è ancora alla ricerca per perfezionare la resa del portale e promuoverne il lancio definitivo. Mettiamola così: avrei bisogno di consigli per un viaggio a Barcellona…in cambio offro 10 inviti per entrare in Travellution, chi ne vuole? 😉
Per dire basta, Travellution ha deciso di devolvere parte dei propri proventi alle ONG e alle imprese sociali coinvolte nella difesa e nella conservazione della diversità delle culture e della natura. Si tratta del cosiddetto business sociale, termine diffusosi grazie alle teorie di Yunus, celebre economista e promotore del microcredito. L’impresa sociale è una forma di business improntata sullo scambio etico di merci, ma dal cui profitto ne discendono vantaggi a pioggia per l’intera comunità. Estremizzando, è un po’ lo stesso concetto che sta alla base di Wikipedia, la quale mette a disposizione il sapere per chiunque voglia farne uso, sulla base di un principio molto elementare e democratico: tutti possono collaborare, tutti ne ricavano un beneficio. E sappiamo bene che funziona.
Il punto di forza di Travellution è la visione umanistica del web: negli intenti dei fondatori c’è la volontà di mettere in rete le persone per promuovere lo scambio, esaltare le differenze e moltiplicare gli effetti positivi dell’interazione umana. Questo progetto, che ha avuto inizio nel 2009, ha infatti una natura molto particolare: si tratta di un business ibrido, in profit e in parte non-profit. Dietro questa scelta, c’è un messaggio molto preciso: la denuncia dei comportamenti scellerati e non sostenibili che continuiamo a perpetrare, anche in qualità di viaggiatori, a danno del pianeta.
Ulteriore elemento distintivo di Travellution è l’unione dell’intrattenimento e del piacere del viaggio al coinvolgimento dell’utente quale è parte attiva del progetto: saranno i viaggiatori stessi a determinare il futuro del network, attraverso la costituzione di un Community Advisory board di volontari (remunerati) e scelti dai fondatori stessi. Come sarà poi la messa in pratica di queste “riunioni” non ci è ancora chiaro, ma staremo a vedere. Al momento, mi sembra di capire che ci siano tutte le premesse affinché il modello di interazione promosso da Travellution funzioni e si sviluppi ancora. Io mi ripropongo di seguirne tutti gli sviluppi e di rendervene nota.Siccome tra i fondatori c’è anche un italiano, io proporrei di sostenerli: che ne dite? Neanche a dirlo, qui in Italia non hanno ricevuto finanziamenti, dei quali il team è ancora alla ricerca per perfezionare la resa del portale e promuoverne il lancio definitivo. Mettiamola così: avrei bisogno di consigli per un viaggio a Barcellona…in cambio offro 10 inviti per entrare in Travellution, chi ne vuole? 😉
Per dire basta, Travellution ha deciso di devolvere parte dei propri proventi alle ONG e alle imprese sociali coinvolte nella difesa e nella conservazione della diversità delle culture e della natura. Si tratta del cosiddetto business sociale, termine diffusosi grazie alle teorie di Yunus, celebre economista e promotore del microcredito. L’impresa sociale è una forma di business improntata sullo scambio etico di merci, ma dal cui profitto ne discendono vantaggi a pioggia per l’intera comunità. Estremizzando, è un po’ lo stesso concetto che sta alla base di Wikipedia, la quale mette a disposizione il sapere per chiunque voglia farne uso, sulla base di un principio molto elementare e democratico: tutti possono collaborare, tutti ne ricavano un beneficio. E sappiamo bene che funziona.
